Molto spesso capita di sentire parlare di
immunità passiva, ovvero di trasferimento di anticorpi in un soggetto; tale procedura può avere dei risvolti terapeutici molto importanti: in medicina umana, infatti,
in situazioni di emergenza vengono iniettate delle soluzioni contenenti anticorpi già pronti nel paziente, così da aiutarlo a contrastare la malattia. Un processo molto simile, però, avviene anche in natura, quando la madre durante la
gravidanza e successivamente con l’
allattamento fornisce all’embrione e al neonato anticorpi come prima barriera difensiva. Conoscere i meccanismi che risiedono alla base di questi due fenomeni è molto importante, perché ci aiuta a comprendere quali possono essere i rischi dietro il ricorso terapeutico all’immunità passiva e quanto sia importante rispettare i tempi previsti per la somministrazione dei diversi vaccini. Oggi ci concentreremo sull’
immunità passiva artificiale.
Il trattamento del tetano
Come accennato prima, in medicina umana è possibile fare ricorso all’immunità passiva solo in situazioni di emergenza; gli esempi più classici sono il trattamento del tetano e della rabbia. Nel primo caso, parliamo di una malattia batterica causata da
Clostridium tetani, il quale provoca una
patologia infettiva non contagiosa che è causata dalle tossine prodotte dal microrganismo. Si tratta per lo più di proteine che il batterio produce con il suo normale metabolismo e che vengono rilasciate all’interno dell’organismo colpito; per tali ragioni, prendono il nome di
esotossine. Generalmente
l’infezione avviene per contatto con oggetti contaminati (per esempio del ferro arrugginito),
con feci di animali infetti, con spine o con il terriccio. Nella maggior parte dei casi, a entrare nell’organismo non è il batterio, ma le sue
spore, una forma di protezione che viene prodotta dal microrganismo quando si trova in condizioni ambientali sfavorevoli. All’interno dell’organismo animale, dove troviamo parametri chimici e fisici per lo più costanti e assolutamente favorevoli allo sviluppo, la spora si riconverte in batterio e ha inizio l’aggressione.