È una malattia di origine virale molto contagiosa che colpisce soprattutto i cuccioli di età inferiore ai 6 mesi. Il virus che scatena la malattia è il Canine Parvovirus ed è di due tipi:
La trasmissione della malattia avviene per ingestione di materiale contaminato con feci di animali infetti, ammalati o in fase di guarigione. È un virus molto resistente e continua ad essere rilasciato nelle feci fino a 50 giorni circa dopo l’avvenuta guarigione. Può vivere anche per mesi negli ambienti esterni e può diffondersi ovunque, anche nell’ambiente domestico. L’azione dei comuni detergenti risulta essere inefficace; l’unico disinfettante a cui non resiste è la candeggina. Tutto ciò che l’animale può aver contaminato va gettato (copertine, giochi, cuscini, ecc.).
I sintomi clinici dipendono da diversi fattori:
I cuccioli regolarmente vaccinati possono non manifestare i sintomi o manifestarli in maniera blanda.
Il virus attacca i linfonodi della gola dove resta in incubazione e si riproduce invadendo da lì il flusso sanguigno. Aggredisce, quindi, il midollo spinale e le cellule del sistema immunitario, e le pareti intestinali aggredendo i villi e i microvilli con gravi conseguenze per l’intero organismo.
Il quadro clinico è abbastanza comune:
Il genere, quindi l’animale malato presenta vomito e diarrea che possono portare in breve tempo a forte disidratazione con conseguenze a volte fatali, specialmente nei soggetti più giovani e in mancanza di interventi terapeutici adeguati. La morte può giungere anche in poco tempo, motivo per cui la tempestività dell’intervento veterinario è fondamentale per giungere velocemente a una diagnosi e avviare una terapia in temi rapidi. I sintomi possono essere confusi con altre patologie, quindi è necessario procedere anche a test diagnostici per riuscire a giungere a una diagnosi certa.
L’anamnesi e l’esame fisico sono alla base della diagnosi presuntiva. La neutropenia (riduzione dei globuli bianchi) non è sempre presente e non è specifica della parvovirosi canina. Il virus si diffonde principalmente tramite le feci, quindi il test ELISA sulle feci rappresenta la migliore metodica, da ripetere se risulta negativo al primo test ma si sospetta la presenza del virus, perché nelle prime fasi precoci della malattia potrebbe risultare negativo.
Non esiste una cura specifica, così come per tutte le patologie virali, ma il veterinario metterà in atto tutte le terapie di supporto per aiutare il paziente ad affrontare la malattia. Saranno necessarie l’ospedalizzazione e la terapia intensiva h24 con:
In casi particolarmente gravi può essere necessario ricorrere a una trasfusione di sangue o a un’integrazione di proteine (albumina sierica) se risultano al di sotto dei valori normali. È importante che il cane continui a mangiare, per cui inizialmente si provvederà a un’alimentazione forzata laddove fosse necessario.
La risposta alla terapia varia da soggetto a soggetto, ma una volta guarito l’animale resta infettivo per gli altri animali per almeno due mesi.
Al momento della nascita, gli anticorpi della madre permettono al cucciolo di godere di un certo periodo di protezione. Terminati quelli però è fondamentale procedere alle vaccinazioni che iniziano intorno alle 6-8 settimane di vita del cucciolo con regolare richiamo dopo 21 giorni. La profilassi vaccinale consente al cane di ridurre l’impatto dell’eventuale malattia da parvovirus. Il vaccino può essere somministrato anche a un cane adulto che non è mai stato vaccinato.
di Francesca Calamusa, medico veterinario in Roma
È possibile fissare una visita con la dott.ssa Calamusa chiamando lo 068182106.
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