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Le zecche: impariamo a conoscerle per poterle combattere!

Oggi parliamo di zecche, parassiti assai temuti dai proprietari in quanto veicolo di patologie assai gravi. Questi piccoli aracnidi hanno sviluppato strategie di caccia assai sofisticate: curiosi di conoscerle?

Le zecche: impariamo a conoscerle per poterle combattere! 3 Maggio 2021Leave a comment
Marzia Lovecchio

Studentessa di Medicina Veterinaria con una grande passione per la scrittura e la letteratura in generale.

zecca

Le zecche sono degli ectoparassiti che appartengono al phylum (gruppo tassonomico) degli artropodi e, più nello specifico, alla classe degli aracnidi, categoria in cui si trovano anche gli acari. In quanto aracnidi, le zecche sono caratterizzate dalla presenza di ben quattro paia di arti, mentre sono privi di antenne; il loro corpo è suddiviso in due porzioni: il capitulum, che comprende la testa e il primo segmento della regione toracica, e l’idiosoma, sezione che racchiude la porzione finale del torace e l’addome. I loro arti sono molto grandi e ben sviluppati, caratteristica che consente a questi animali di muoversi agilmente nell’ambiente esterno (dove trascorrono la grande quota parte del loro ciclo vitale) e di raggiungere senza difficoltà l’ospite. Come tutti gli artropodi, anche le zecche presentano degli stadi larvali, in numero diverso a seconda che si tratti di zecche dure o molli; quello che è importante ricordare è che per passare da uno stadio all’altro l’animale deve necessariamente compiere un pasto di sangue.

Il ciclo vitale delle zecche

Come per tutti gli artropodi, la vita delle zecche ha inizio nell’uovo, che viene deposto dalla femmina in ambiente esterno dopo l’accoppiamento e, ricordiamolo, dopo un abbondante pasto di sangue. Dall’uovo si svilupperà uno stadio larvale, dotato di soli tre paia di arti, che a sua volta darà vita alla ninfa ottopode; le zecche dure hanno un solo stadio ninfale che, dopo il pasto di sangue, evolve in adulto, mentre le zecche molli attraversano ben tre stadi ninfali, prima di diventare adulte. In base al numero di ospiti coinvolti e quindi al comportamento dei parassiti, le zecche possono essere suddivise in tre diverse categorie:

  1. Zecche trifasiche; appartengono a questo gruppo le specie in cui la larva, che si sviluppa da un uovo deposto a terra, ricerca attivamente un ospite per compiere il pasto di sangue. Raggiunto tale obiettivo, essa torna in ambiente esterno ed evolve a ninfa, che a sua volta cercherà un ospite (diverso dal precedente) su cui compiere il pasto necessario al proseguimento del ciclo di sviluppo. Infine, l’adulto troverà un terzo ospite, su cui avverrà l’accoppiamento e il pasto di sangue che occorre per espletare le funzioni riproduttive (essenzialmente l’ovodeposizione). Parliamo di zecche trifasiche proprio perché aggrediscono tre ospiti diversi e ciò le rende estremamente adattabili.
  2. Zecche difasiche; in questa categoria troviamo le specie in cui la larva, sempre originata da un uovo deposto a terra, aggredisce un ospite, compie il pasto di sangue ed effettua la muta direttamente sull’ospite in cui si trova, cosa che fa anche il successivo stadio di sviluppo, ovvero la ninfa. In sostanza, è l’adulto lo stadio a cui spetta il compito di ricercare un secondo ospite, su cui avverrà la riproduzione e l’accoppiamento, seguiti dall’ovodeposizione in ambiente esterno. Come si può intuire, il termine difasiche fa proprio riferimento al fatto che sono coinvolti soltanto due ospiti.
  3. Zecche monofasiche; in questo ultimo caso, invece, tutti gli stadi di sviluppo e le mute si svolgono su un unico ospite, che viene individuato e aggredito per la prima volta dalla larva. Si tratta della situazione più auspicabile, perché, essendoci meno movimento delle zecche tra un ospite e l’altro, la probabilità che possano assumere sangue infetto da altri animali per poi trasmettere i patogeni (come ad esempio Borrelia) al nuovo individuo parassitato è molto più bassa.

Habitat

Le zecche sono parassiti ben adattati all’ambiente esterno, tanto che molte specie sono in grado di sopravviverci per anni, anche a digiuno. Per tali ragioni, questi animali hanno saputo diffondersi in habitat anche molto diversi tra loro, che rappresentano un secondo criterio utile per classificarle.

  • Specie endofile; queste zecche per sopravvivere hanno bisogno di temperatura e umidità stabili, ragion per cui spesso le troviamo all’interno delle tane degli animali selvatici.
  • Specie esofile; in questo caso si tratta di animali in grado di sopravvivere anche in spazi aperti e che riescono ad adeguarsi molto bene alle diverse condizioni ambientali.
  • Specie endo-esofile; queste zecche manifestano entrambi i comportamenti, in quanto si rifugiano all’interno delle tane degli animali selvatici nel periodo larvale e vivono in spazi aperti durante i successivi stadi. Questa caratteristica consente loro di aumentare la gamma di ospiti aggredibili e quindi di incrementare le probabilità di sopravvivenza.
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Marzia Lovecchio

Studentessa di Medicina Veterinaria con una grande passione per la scrittura e la letteratura in generale.

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