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L’immunità passiva artificiale: ecco come si trattano il tetano e la rabbia

Oggi parleremo dell’immunità passiva artificiale, ovvero di quel processo che prevede la trasmissione di anticorpi preformati a un organismo.

L’immunità passiva artificiale: ecco come si trattano il tetano e la rabbia 19 Agosto 2021Leave a comment
Marzia Lovecchio

Studentessa di Medicina Veterinaria con una grande passione per la scrittura e la letteratura in generale.

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Molto spesso capita di sentire parlare di immunità passiva, ovvero di trasferimento di anticorpi in un soggetto; tale procedura può avere dei risvolti terapeutici molto importanti: in medicina umana, infatti, in situazioni di emergenza vengono iniettate delle soluzioni contenenti anticorpi già pronti nel paziente, così da aiutarlo a contrastare la malattia. Un processo molto simile, però, avviene anche in natura, quando la madre durante la gravidanza e successivamente con l’allattamento fornisce all’embrione e al neonato anticorpi come prima barriera difensiva. Conoscere i meccanismi che risiedono alla base di questi due fenomeni è molto importante, perché ci aiuta a comprendere quali possono essere i rischi dietro il ricorso terapeutico all’immunità passiva e quanto sia importante rispettare i tempi previsti per la somministrazione dei diversi vaccini. Oggi ci concentreremo sull’immunità passiva artificiale.

Il trattamento del tetano

Come accennato prima, in medicina umana è possibile fare ricorso all’immunità passiva solo in situazioni di emergenza; gli esempi più classici sono il trattamento del tetano e della rabbia. Nel primo caso, parliamo di una malattia batterica causata da Clostridium tetani, il quale provoca una patologia infettiva non contagiosa che è causata dalle tossine prodotte dal microrganismo. Si tratta per lo più di proteine che il batterio produce con il suo normale metabolismo e che vengono rilasciate all’interno dell’organismo colpito; per tali ragioni, prendono il nome di esotossine. Generalmente l’infezione avviene per contatto con oggetti contaminati (per esempio del ferro arrugginito), con feci di animali infetti, con spine o con il terriccio. Nella maggior parte dei casi, a entrare nell’organismo non è il batterio, ma le sue spore, una forma di protezione che viene prodotta dal microrganismo quando si trova in condizioni ambientali sfavorevoli. All’interno dell’organismo animale, dove troviamo parametri chimici e fisici per lo più costanti e assolutamente favorevoli allo sviluppo, la spora si riconverte in batterio e ha inizio l’aggressione.

L’effetto della tossina tetanica consiste nell’alterazione della trasmissione nervosa dei nervi periferici: viene infatti bloccato l’impulso inibitorio destinato ai neuroni motori, con conseguente comparsa di una paralisi spastica che può colpire anche i muscoli respiratori, causando la morte dell’animale. Il paziente assume quindi una posizione arcuata completamente rigida, chiamata opistotono, e può presentare anche trisma mandibolare (i muscoli masticatori sono bloccati, quindi la bocca rimane chiusa e il soggetto colpito prova un dolore intenso). Le specie più sensibili al tetano sono l’uomo e il cavallo; la principale arma di prevenzione a nostra disposizione è la vaccinazione, che è obbligatoria in medicina umana, mentre in medicina veterinaria è disponibile solo per le specie a rischio e non è obbligatoria. Ma che c’entra tutto questo con l’immunità passiva? È molto semplice: quando si sospetta che una ferita sia stata contaminata, i medici (solo in umana) possono intervenire somministrando al paziente l’arcinota antitetanica, che non è altro che un’iniezione a base di immunoglobuline preformate in grado di riconoscere la tossina antitetanica e di aiutare l’organismo a contrastarla.  

L’immunità passiva artificiale nel trattamento della rabbia

A differenza del tetano, la rabbia è una malattia di origine virale ed è infettiva; rappresenta un problema mondiale, in quanto zoonosi (cioè patologia degli animali trasmissibile all’uomo) responsabile della morte di circa 55mila persone all’anno. Fortunatamente, disponiamo di un vaccino che possiamo somministrare all’uomo e agli animali per prevenire l’infezione: ma allora perché la malattia continua a circolare? Perché, per lo meno nei Paesi industrializzati, i casi di rabbia registrati sono stati causati dalla fauna selvatica. Una situazione nettamente diversa si verifica invece in altre aree del mondo: in Africa e in Asia sono i cani i responsabili del 98% dei casi di rabbia nell’uomo, mentre i gatti hanno un ruolo meno influente. Anche in questo caso, in situazioni di emergenza è possibile somministrare a pazienti umani una iniezione a base di immunoglobuline per contrastare il virus.

E i rischi?

Per produrre anticorpi, generalmente, si utilizzano degli animali (roditori, capre, conigli, cavalli…), a cui viene iniettato l’antigene contro il quale si intende sviluppare le immunoglobuline. Per esempio, se abbiamo necessità di produrre anticorpi contro la tossina tetanica, inietteremo la stessa in un topo; l’animale inizierà a produrre anticorpi che circoleranno nel sangue e che saranno presenti nei tessuti linfatici. I tecnici di laboratorio provvedono quindi a estrarli e, fatto ciò, le immunoglobuline saranno pronte per essere utilizzate. Quale è il problema? Sebbene la somministrazione di anticorpi di un’altra specie sia efficace per contrastare la malattia in casi emergenziali, il sistema immunitario del paziente riconoscerà le immunoglobuline introdotte a scopo terapeutico come antigeni “non self” e quindi potenzialmente pericolosi. Ciò significa che, sconfitta la malattia, le cellule immunitarie del paziente inizieranno a produrre anticorpi contro le immunoglobuline dell’iniezione: dunque, se il medesimo paziente ripeterà un trattamento di immunità passiva, svilupperà una massiccia risposta immunitaria che potrebbe avere esito fatale.

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Marzia Lovecchio

Studentessa di Medicina Veterinaria con una grande passione per la scrittura e la letteratura in generale.

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