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Gli animali possono imparare? Come funziona l’apprendimento?

Gli animali possono imparare? Se ti stai ponendo questa domanda, allora sei nel posto giusto: in questo articolo troverai le risposte che stai cercando e discuteremo dell'apprendimento associativo.

Gli animali possono imparare? Come funziona l’apprendimento? 16 Febbraio 2021Leave a comment
Marzia Lovecchio

Studentessa di Medicina Veterinaria con una grande passione per la scrittura e la letteratura in generale.

Innumerevoli volte ci siamo chiesti se, come e quanto gli animali fossero in grado di pensare e, soprattutto, di apprendere; la moderna etologia ha dimostrato che non solo abbiamo a che fare con esseri senzienti, dotati di una mente in grado di elaborare emozioni complesse e di riflettere su svariate tipologie di problemi, ma che essi sono persino in grado di imparare. Ma che cosa intendiamo con questa parola? Come fanno gli animali a imparare e quali strategie possono essere adottate per insegnare loro qualcosa di nuovo? Scopriamolo insieme!

La sensibilizzazione

Imparare significa servirsi di antiche conoscenze per acquisirne di nuove: ciò significa che si apprende quando si riesce a modificare in modo stabile e continuo nel tempo il proprio comportamento o il proprio sapere. Per imparare ad agire nel modo giusto è però fondamentale valutare lo stimolo (ad esempio il suono di una campanella), registrando ogni nuovo elemento, stimando l’importanza di tali novità e osservando con attenzione ciò che ci accade subito prima e subito dopo la comparsa del suddetto stimolo. Questa prima fase preliminare, durante la quale l’animale è iper reattivo nei confronti di eventi/stimoli esterni, prende il nome di sensibilizzazione ed è un presupposto imprescindibile dell’apprendimento.

Apprendimento o assuefazione?

Trascorsa la prima fase di sensibilizzazione, l’animale può percorrere diverse vie. Innanzitutto, bisogna chiedersi: lo stimolo (manteniamo come esempio il suono di una campanella) si ripete? Se la risposta è no, allora l’attenzione dell’animale nei confronti della campanella svanirà; se invece il suono si ripete ancora, si può procedere verso l’apprendimento. Il nostro soggetto si trova nuovamente di fronte a un bivio: subito dopo lo stimolo succede qualcosa? Se, per esempio, la campanella suona, ma senza che accada alcunché, ha luogo una assuefazione: l’animale impara a non rispondere a questo stimolo. Se invece lo stimolo ha un effetto piacevole (ad esempio, dopo il suono della campanella il soggetto riceve uno snack) o spiacevole (riceve una leggera scossa), ha inizio l’apprendimento.

Apprendimento associativo e cognitivo

L’apprendimento associativo prevede che l’animale associ a uno stimolo A un evento B; affinché si verifichi, è però necessario che lo stimolo si ripeta, così che il soggetto impari ad adeguare la sua risposta. L’apprendimento associativo può verificarsi in tre modi:

  • Condizionamento classico
  • Condizionamento operante
  • Apprendimento per osservazione e imitazione.

L’apprendimento cognitivo, invece, implica l’intervento di processi di mediazione mentale; il prerequisito fondamentale è che l’animale sia in grado di costruire una mappa cognitiva, ovvero una immagine mentale dell’ambiente in cui si trova. Durante questo processo, si attivano precise aree cerebrali: ippocampo, corteccia parietale e corteccia frontale. Esistono due diversi tipi di apprendimento cognitivo:

  • Apprendimento latente
  • Apprendimento per insight
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Marzia Lovecchio

Studentessa di Medicina Veterinaria con una grande passione per la scrittura e la letteratura in generale.

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